Kibeho

Dedichiamo questa pagina ad   un aspetto che esce dal nostro progetto ma che è davvero molto significativo e meritevole di essere presentato.

Si tratta di un progetto realizzato a Kibeho, una località di montagna al sud del Rwanda. Si tratta di uno dei posti più poveri del paese. Lì la malnutrizione, la fame e la povertà sono ampiamente diffusi. 

In più Kibeho è uno dei luoghi più colpiti dal genocidio di 22 anni fa. Questo lascia ancora oggi delle profonde cicatrici. In questa località si trova ad esempio la chiesa nella quale centinaia di persone sono state uccise,  diventata tristemente simbolo di quella tragedia.

Per i credenti, Kibeho è inoltre l’unico luogo in Africa nel quale vi è stata un’apparizione della Madonna ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa. Evidenti in questo senso le similitudini con altri santuari più conosciuti in Europa (Lourdes, Fatima, La Salette..).

Questo non ha portato però ad una commercializzazione dell’evento. Kibeho è luogo di pellegrinaggio povero, molto povero. 

Le suore Pallottine del Rwanda (che hanno comunità in varie località della nazione) hanno da alcuni anni una collaborazione con un’università slovacca che invia regolarmente dei volontari.

 La scorsa estate abbiamo avuto il piacere di conoscere Monika, una ragazza slovacca giunta in Rwanda per portare avanti un progetto di collaborazione con un’associazione di vedove del genocidio che opera proprio a Kibeho. Queste donne sono riunite in una sorta di cooperativa nella quale si occupano di diverse attività, dal microcredito, sartoria,  lotta alla malnutrizione, vaccinazioni… Monika ha quindi lavorato a questo progetto per 6 mesi. A Kibeho ha potuto rendersi conto di quanti bambini malnutriti e senza accesso ad un’educazione di base si trovano in questa regione composta da villaggi sparsi su un vastissimo territorio. 

Allo scadere del suo periodo di attività in Rwanda è rientrata in Slovacchia con l’idea di continuare la sua collaborazione.

Da sola si è messa a raccogliere fondi, a presentare un suo progetto, ed è riuscita ad ottenere il sostegno da parte della Caritas Slovacca e la collaborazione con la comunità di frati Pallottini presente a Kibeho.

Dopo tre mesi di raccolta fondi e materiale, è tornata in Rwanda ed ha fondato a Kibeho (fra mille difficoltà, in quanto ogni tanto si ha l’impressione che lo stato non incoraggi particolarmente -eufemismo- l’iniziativa privata in ambito educativo) un piccolo centro per i bambini più poveri della regione. Quando parlo di bambini poveri intendo soprattutto quelli di etnia batwa (i cosiddetti pigmei, che qui sono considerati veramente gli ultimi fra gli ultimi).

Sono rimasto in contatto con Monika per tutto lo scorso anno, perchè convinto che il suo progetto abbia un valore altissimo.

È stata allestita una piccola casa gialla con due piccole aule che ospitano attualmente 46 bambini.

Figuratevi, a pochi giorni dall’apertura lo stato aveva dato ordine di abbattere quel piccolo gioiello. Perchè? Difficile trovare una risposta… Gelosie, paura dell’educazione (si, purtroppo…)…

Comunque quando tutti sembravano rassegnati (anche i frati dicevano che ormai era perso), Monika ha fortemente  insistito con le autorità ed ha ricevuto il permesso di aprire.

Ecco quindi che da circa due mesi il centro è operativo.

Onestamente non so come descriverlo.

Bello, emozionante… Bambini (dai 3 ai 6 anni) provenienti da villaggi poverissimi che fanno anche due ore di strada  a piedi. Sorrisi, tanti sorrisi e felicità.

Tanta voglia di giocare.

Parte dei giochi che ci sono stati donati dall’ospedale del giocattolo sono andati ai bambini di Kibeho… Mai ne avevano visti. Eppure dopo poco attimi giocavano a dar da magiare alle bambole, a lavarle… saltavano con le corde, correvano con le macchinine…

Questa è un’esperienza che davvero fatico a descrivere!

Qualcuno dirà… Sì, ma solo 46 bambini… Siamo onesti, non si può aiutare tutti e pensare di cambiare il mondo! I progetti più validi sono quelli carichi di significato.

Ma il progetto di Monika, la sue tenacia, la sua forza di volontà e la concretezza meritano davvero di essere conosciute.

 

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